Giovani adulti
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“Luca, 28 anni, è spaesato. Ha appena concluso l’università di Ingegneria e ora gli sembra che davanti a lui si spalanchi una gigantesca voragine. Da un lato, c’è il suo sogno nel cassetto, quello di diventare un famoso costruttore di ponti riconosciuto a livello internazionale, dall’altro ci sono i suoi genitori, che non sono contenti del fatto che voglia andare all’estero. Lo vorrebbero accanto, a casa, ad occuparsi di loro. Nel mezzo, c’è lei, sempre inevitabilmente presente: l’Ansia, che ormai gli sorride come una vecchia amica.”
“Giorgia, 32 anni, vorrebbe andarsene di casa. Tutte le sue amiche sono sposate e/o hanno fatto il secondo figlio, mentre lei dorme ancora nella cameretta della sua infanzia con la carta da parati rosa. Di soldi per trovare una sistemazione tutta sua non ne ha, nonostante faccia il doppio turno al lavoro. I parenti la guardano storto, chi perché non ha un uomo accanto a sé, chi perché non ha una carriera brillante davanti a sé. Da ogni lato in cui si giri, sente la disapprovazione di tutti. Ma lei lo sa, che il giudizio peggiore arriva quando si guarda allo specchio: al mattino, nei suoi occhi castani, legge solo disprezzo. I giorni passano, e lei alla notte non sogna altro che strappare quella carta da parati con le unghie.”

Esiste un momento nella vita in cui non ci si sente più adolescenti, ma nemmeno adulti.
La fase evolutiva del giovane adulto è stata introdotta solo recentemente. La società scientifica contemporanea, infatti, ha evidenziato l’emergere di un nuovo stadio di sviluppo, con caratteristiche proprie, che va dai 18 ai 35 anni, anno in più anno in meno.
Le motivazioni che stanno alla base di una richiesta di aiuto in questa fascia d’età sono frequentemente legate a insicurezze nel prendere decisioni per il proprio futuro, fatiche nel portare avanti un progetto di studio o lavorativo, ma anche difficoltà nella costruzione del proprio senso di identità, di immagine corporea o di comunicazione all’interno della propria famiglia e di relazione con i coetanei. Tutto ciò si lega a una società attuale che rende oggettivamente difficile capire quale sia il proprio posto al suo interno.

Cosa puoi fare per risolvere i tuoi problemi se ti trovassi nella situazione di Luca o Giorgia?

Potresti pensare di parlarne con una persona a te cara, rimuginandoci sopra per i mesi, anni o decenni a venire, rischiando di non arrivare veramente da nessuna parte. Oppure potresti decidere di chiedere aiuto a un professionista.
Se la tua scelta dovesse ricadere in questa seconda ipotesi (almeno per quanto riguarda il mio modo di lavorare), come prima cosa, ci sarà uno o più colloqui conoscitivi, per capire se posso essere la psicologa adatta a te e definire degli obiettivi di lavoro condivisi.

Questa prima fase sarà molto importante per analizzare e focalizzare la tua domanda attraverso l’ascolto attivo e un atteggiamento non giudicante.
Il protagonista della storia sarai tu, con tutto il tuo vissuto e i tuoi bisogni, di conseguenza è giusto prendersi qualche momento per vedere chi hai di fronte e decidere se puoi fidarti e, soprattutto, affidarti.
Dopodiché, essendo il mio un approccio integrato, valuteremo insieme quale potrebbe essere il percorso ideale per te.

Ti dico subito che io di aria fritta non ne vendo.
Non ho nessuna intenzione di raccontarti che posso darti una formula magica e tutto sarà sistemato. Per quanto mi piacciano i romanzi, non assomiglio a nessuna delle streghe dei racconti, né mi è mai arrivata la lettera per Hogwarts.

Tutto ciò che faremo, tutto ciò che raggiungeremo, lo faremo insieme: meglio ancora, io ti aiuterò a scoprire le risorse che già sono dentro di te per farlo.
Un percorso psicologico non è mai facile, da iniziare. Ci vuole sicuramente tempo, costanza e volontà di cambiamento.
Però, arrivati a questo punto, immagino che tu abbia voglia di prendere in mano quel malessere, quella tristezza, quel senso di inadeguatezza, quell’ansia, e gettarli lontano.

Del resto, non hai voglia di iniziare ad essere tu, il protagonista della tua storia?

“Luca ha iniziato un percorso da qualche settimana. Con la psicologa stanno esplorando ogni sfaccettatura di quell’ansia che ogni tanto gli sorride. Le stanno dando un nome, un volto, una voce.
Una storia.
E più diventa tangibile ai suoi occhi, più quella si fa reale, concreta. Più aumenta la consapevolezza, più aumenta il controllo che Luca ha su di lei. Adesso la riconosce, le sorride anche lui, fanno gara a chi distoglie lo sguardo per primo.
Ogni tanto la voragine torna a solleticargli i piedi, nera e cupa come un oceano di non detti.
Ma Luca è tranquillo: stanno costruendo un ponte, di quelli che piacciono tanto a lui.”

“Giorgia è sempre nella sua cameretta nella vecchia casa dei suoi. Ma adesso, a farle compagnia mentre si lava i denti non c’è solo il suo sguardo giudicante.
Ha parlato con un’amica, che le ha consigliato di farsi aiutare. Le ha dato un numero. Lei non è convinta affatto: non ci crede molto, a queste cose. Dallo psicologo ci vanno i matti, e poi lei è sempre stata in grado di cavarsela da sola. Questo è solo un periodo. Non importa che i mesi stiano passando, che gli anni si susseguano tutti uguali, che le amiche ormai le veda una volta al mese. Lei ce la fa da sola.
Eppure.
Eppure, qualcosa in quelle cifre la stuzzica.
Ha appeso il numero sullo specchio, e lo osserva, mentre si spazzola i denti con energia.
Eppure, lo ammette, quella piccola, minuscola possibilità la fa sentire meno sola.”